In che modo lo Stato ci controlla?

Salvatore Iadevaia

4 dicembre 2020

L’obiettivo principale del Governo italiano è quello della lotta all’evasione fiscale, ragion per cui periodicamente tiene sotto controllo le entrate e le uscite dei propri contribuenti. Nelle indagini contro l’evasione fiscale, ognuno di noi può essere sottoposto a verifiche incrociate per poter contrastare anche i crimini di maggior rilievo e importanza come:

  • il contrabbando;
  • la criminalità organizzata;
  • il commercio di sostanze stupefacenti;
  • il riciclaggio di denaro sporco;
  • il terrorismo.

In che modo vengono effettuati i controlli?

Sono tanti i modi in cui vengono eseguiti i controlli, essenzialmente l’Agenzia delle Entrate dispone di tre strumenti:

  1. Risparmiometro, conosciuto anche come “Evasometro“, è un algoritmo studiato per verificare possibili incongruenze tra le entrate e le uscite dei conti correnti, e le dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti;
  2. Super Anagrafe, è un database in cui sono contenuti i dati dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza;
  3. Modello ISEE, con la dichiarazione sostitutiva unica (DSU), si valuta la veridicità dei dati autodichiarati dai cittadini che richiedono il modello per accedere a prestazioni agevolate.

Sono finiti nel mirino anche il saldo e le giacenze medie di tutti i conti correnti, libretti postali e depositi, e nello specifico il valore del Patrimonio mobiliare complessivo del nucleo familiare.

L’accesso a un’importanza di dati come questo, porta a delle controversie per quanto riguarda la privacy dei contribuenti, per tutelare e proteggere i dati personali si era pensato di ricorrere all’evasometro anonimizzato, attribuire quindi un numero da far girare tra le banche dati. Per ora il garante della privacy non ha ancora dato l’ok definitivo.

Quali sono i soggetti principalmente monitorati?

L’Agenzia delle Entrate ha l’autorità a effettuare i controlli su qualsiasi conto corrente di persona fisica, ma ad essere maggiormente controllati sono:

  • i liberi professionisti;
  • i titolari di partita Iva;
  • i titolari di aziende.

In caso di movimenti sospetti, l’onere della prova grava sul contribuente, che dovrà fornire una giustificazione valida alle anomalie riscontrate e dimostrare che non siano state effettuate attività illecite.

Nel caso in cui le prove non siano convincenti, verrà attivato un accertamento fiscale.

Fonti: Sky tg24, Qui Finanza, Money.

Salvatore e Carlo Iadevaia

Salvatore e Carlo Iadevaia

Dottori Commercialisti e Revisori dei Conti
Fondatori dello Studio Iadevaia

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