Holding: quando conviene davvero nel 2026

Immagine di Iadevaia Salvatore

Guida pratica con esempi numerici, pro/contro e checklist decisionale

A cura di Salvatore Iadevaia – Dottore Commercialista / Revisore Legale
Aggiornato al 4 gennaio 2026

In sintesi

La holding conviene quando vuoi far lavorare gli utili dentro il perimetro societario (reinvestimenti, acquisizioni, immobili in società), quando prevedi una vendita di partecipazioni (exit) o quando stai costruendo un gruppo con più società. Conviene molto meno se il tuo obiettivo è prelevare ogni anno utili per spese personali o se detieni partecipazioni piccole che non raggiungono le soglie introdotte dal 2026 per l’esclusione del 95% dei dividendi e per la PEX.

  • Se reinvesti utili: la holding è una “cassaforte” che ti lascia più cassa reinvestibile.
  • Se vendi società: la PEX può rendere imponibile solo una quota ridotta della plusvalenza.
  • Se fai gruppo: centralizzi governance e finanza (prestiti infragruppo, nuove società, acquisizioni).
  • Se vuoi solo incassare utili come persona fisica: spesso la holding aggiunge costi e burocrazia senza veri benefici.

Cos’è una holding e cosa fa (in concreto)

Una holding è una società (di solito SRL o SPA) che detiene partecipazioni in una o più società operative. Non è un “nome”, è un assetto: la holding sta sopra e controlla (o partecipa) alle società che fanno business.

Le 4 funzioni tipiche:

  • Cassaforte: accumula utili e liquidità per reinvestire.
  • Investitore: compra partecipazioni, immobili, rami d’azienda, strumenti finanziari.
  • Banca interna: eroga finanziamenti infragruppo (con regole e contratti corretti).
  • Governance: regole di controllo, patti, passaggio generazionale più ordinato.

Il tema decisivo: dividendi e novità 2026

Fino al 2025, per i soggetti IRES era “strutturale” l’esclusione del 95% dei dividendi percepiti (imponibile il 5%). Dal 1° gennaio 2026, invece, l’esclusione del 95% non è più automatica: si applica solo se la partecipazione rispetta soglie minime.

Soglie 2026 per l’esclusione del 95% sui dividendi in capo a società IRES:

  • Partecipazione diretta nel capitale non inferiore al 5%, oppure
  • Valore fiscale della partecipazione non inferiore a 500.000 euro.
  • Per il calcolo della soglia del 5% si considerano anche partecipazioni detenute indirettamente all’interno dello stesso gruppo (con demoltiplicazione).

Se NON rientri nelle soglie, i dividendi percepiti dalla holding (o comunque da un soggetto IRES) possono concorrere a formare il reddito per l’intero ammontare: significa che il vantaggio “classico” della holding sui dividendi può ridursi drasticamente.

Esempio veloce: 100.000 euro di utili distribuiti dalla SRL operativa

DestinatarioRegola baseTassazione tipicaCassa netta/reinvestibile (stima)
Persona fisica (socio non imprenditore)Ritenuta a titolo d’imposta26% sui dividendi74.000 €
Holding / società IRES (soglia OK)Esclusione 95% dei dividendiImponibile 5% (IRES 24% su 5%)≈ 98.800 €
Holding / società IRES (sotto soglia)Dividendi imponibili integralmenteIRES 24% su 100% (salvo casi)76.000 €

Nota: i numeri sono semplificati per capire l’ordine di grandezza. Nella realtà contano: requisiti effettivi (soglie 5%/500k, gruppo), eventuale fiscalità privilegiata, costi infragruppo, e soprattutto se e quando gli utili vengono poi portati alla persona fisica.

PEX (Participation Exemption) sulle plusvalenze: perché cambia il gioco

Se l’obiettivo è vendere (in futuro) una partecipazione o un’intera operativa, la holding diventa spesso lo strumento più efficiente: la PEX può rendere esente il 95% della plusvalenza per i soggetti IRES, a determinate condizioni (holding period, iscrizione tra immobilizzazioni, ecc.).

Dal 2026, l’esenzione PEX è stata agganciata a soglie minime analoghe: partecipazione diretta almeno del 5% oppure valore fiscale almeno 500.000 euro (con regole di gruppo per la soglia percentuale).

Dove crea valore una holding

La holding crea valore quando gli utili restano “dentro” e vengono impiegati in modo strategico:

  • Acquisizioni: comprare quote/azioni di altre società o rami d’azienda.
  • Immobili in società: acquisire immobili strumentali o a reddito in una società del gruppo.
  • Finanziamenti infragruppo: usare la liquidità dove serve (con contratti, tassi e delibere).
  • Separazione del rischio: tenere asset e liquidità separati dalla società operativa più rischiosa.

Quando NON conviene (o conviene poco)

I casi tipici in cui la holding è spesso una scelta debole:

  • Prelievo personale costante: se ogni anno vuoi portare via tutto, la doppia struttura non ti regala nulla.
  • Partecipazioni piccole sotto soglia: dal 2026 puoi perdere l’esclusione del 95% e la convenienza crolla.
  • Una sola SRL senza piani di crescita/exit: spesso la holding è solo costo amministrativo.
  • Contabilità disordinata: più società = più obblighi, più verbali, più errori se non hai metodo.

Checklist decisionale (3 domande secche)

  1. Quanti utili medi annui prevedi di generare nei prossimi 3 anni?
  2. Che quota di utili reinvesti davvero (e non prelevi)?
  3. Hai un piano credibile di crescita (nuove società, acquisizioni) o di vendita (exit) entro 3-5 anni?

Regola pratica: se reinvesti in modo continuativo una quota rilevante degli utili, o se l’exit è sul tavolo, la holding tende a essere una mossa razionale. Se invece la SRL è “bancomat”, la holding difficilmente ripaga complessità e costi.

Come impostarla bene (senza farsi male)

Passi tipici:

  • Definire l’obiettivo: reinvestimento, protezione del patrimonio, exit, passaggio generazionale (uno deve prevalere).
  • Scegliere la forma: di solito SRL holding con oggetto sociale coerente (partecipazioni, finanziamenti, servizi infragruppo).
  • Progettare i flussi: dividendi, finanziamenti, servizi infragruppo, policy prezzi e contratti.
  • Governance: patti, clausole statutarie, diritti di voto, regole di uscita.
  • Verificare soglie 2026 sulle partecipazioni (5% o 500.000 €) prima di costruire il castello.

Fonti e riferimenti normativi essenziali

  • Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di bilancio 2026), art. 1, commi 51-52: modifiche agli artt. 87 e 89 TUIR e all’art. 27 DPR 600/1973 (GU Serie Generale n. 301 del 30/12/2025, Suppl. Ordinario n. 42/L).
  • DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 89 (Dividendi) e art. 87 (Participation exemption – PEX).
  • DPR 29 settembre 1973, n. 600, art. 27 (ritenute su utili).
  • Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Legge di bilancio 2018), commi 999-1006: uniformazione della tassazione dei dividendi alle persone fisiche residenti con ritenuta del 26% (richiamo all’art. 27 DPR 600/1973).
  • Materiali di prassi e commento: Agenzia delle Entrate (risposte/interpelli sul trattamento dei dividendi) e note tecniche specialistiche.
a922bed8-93de-4426-a4db-655b85fb261e
Immagine di Salvatore e Carlo Iadevaia

Salvatore e Carlo Iadevaia

Dottori Commercialisti e Revisori dei Conti
Fondatori dello Studio Iadevaia

Iscriviti alla nostra Newsletter

Copyright © 2025 Studio Iadevaia & Andrea Secci. Diritti Riservati.
P. IVA02545830925

Powered by Andrea Secci

Send this to a friend