IMPOSTE, TASSE E TRIBUTI: GUIDA RAPIDA

Salvatore Iadevaia

Quando si parla di tributi, tasse e imposte è facile fare confusione tra le 3 definizioni. Diamo una prima definizione dei termini: il tributo può essere definito come un’entrata coattiva stabilita con un atto dell’autorità amministrativa (Stato, Regione, Comune) che ricomprende i concetti di imposte e tasse. Le entrate che sono destinate a finanziare le spese indivisibili (nel senso che vanno a finanziare servizi rivolti alla pluralità dei cittadini) sono le imposte, mentre quelle che sono destinate a finanziare le spese divisibili (ovvero quelle spese che sono destinate a finanziare specifici servizi rivolti ai cittadini) sono le tasse. Ma quanti tipi ne esistono? Quali caratteristiche hanno, e come si differenziano? Rispondiamo a queste domande.

Cosa sono le imposte?

Le imposte sono prelevamenti coattivi di ricchezza (reddito o patrimonio) che lo Stato effettua sulla base di principi stabiliti a livello costituzionale.

In Italia i principi costituzionali cardine nel prelevamento delle imposte sono:

  • il principio di capacità contributiva (articolo 53 della Costituzione), secondo il quale ogni cittadino è chiamato a contribuire alle spese dello Stato in ragione della propria capacità di produrre reddito. Gli indicatori di capacità contributiva sono tre ovvero il reddito, il patrimonio ed il consumo;
  • il principio di solidarietà (articoli 2 e 53 della Costituzione), secondo il quale le imposte sono comunque dovute da ciascun cittadino, anche al fine di venire incontro alle esigenze dei cittadini meno abbienti.

Le imposte sono destinate a finanziare quelle spese che la dottrina tributaria definisce “indivisibili”, nel senso che vanno a finanziare servizi rivolti alla pluralità dei cittadini.

Cosa sono le tasse?

Le tasse sono prelevamenti effettuati sul cittadino per aver usufruito effettivamente di un atto, provvedimento, bene o servizio pubblico, basati sul principio di correlatività e non di corrispettività. Le tasse sono stabilite dallo Stato per finanziare servizi specifici rivolti ai cittadini e che i cittadini medesimi possono individuare in modo (relativamente) semplice. Un classico esempio di tassa è quello della TARI, la tassa sui rifiuti. La TARI è una tassa perché viene pagata dai cittadini come corrispettivo per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. A differenza delle imposte, le tasse devono quindi finanziare le cosiddette “spese divisibili”, ovvero quelle spese che sono destinate a finanziare specifici servizi rivolti ai cittadini.

Possiamo distinguere quindi abbastanza facilmente le due cose: le imposte sono prelevamenti coattivi di ricchezza operati dallo Stato ai cittadini al fine di finanziare le cosiddette spese indivisibili (ovvero quelle per le quali non è possibile stabilire l’effettivo utilizzo da parte di ciascuno: si pensi all’istruzione o alla sicurezza); le tasse, invece, sono prelevamenti di ricchezza imposti ai cittadini sulla base di un provvedimento, bene o servizio pubblico effettivamente richiesto/utilizzato dai cittadini medesimi e che vanno a finanziare le cosiddette spese divisibili (come la raccolta e smaltimento dei rifiuti).

Cosa sono i tributi ed i contributi?

La differenza tra imposte e tasse non esaurisce tuttavia l’insieme delle definizioni necessarie per comprendere cosa, ma soprattutto perché, paghiamo periodicamente alla Stato importanti somme di denaro.

Entra a questo punto il termine tributo, ampiamente utilizzato se non abusato. In termini tecnici, per tributi si intende l’insieme totale delle somme dovute dai cittadini al Fisco, ivi comprendendo imposte, tasse e contributi. Ma cosa sono allora i contributi?

Tecnicamente, il diritto tributario riconduce i contributi ai prelevamenti di ricchezza aventi come presupposto “l’accrescimento reddituale e patrimoniale di cui un cittadino ha beneficiato per effetto di un’opera pubblica”. Il termine contributi si utilizza anche per definire le prestazioni che alcune categorie di cittadini devono garantire all’organizzazione pubblica alla quale appartengono (si pensi ai professionisti che versano i contributi annuali ai propri ordini di appartenenza). Nel settore previdenziale, infine, i contributi sono i versamenti effettuati dai cittadini al proprio ente di previdenza (INPS, previdenza complementare o casse professionali) al fine di accumulare il montante contributivo su cui verrà calcolata la futura pensione.

Fonti: Money.it, Laleggepertutti.it

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Salvatore e Carlo Iadevaia

Salvatore e Carlo Iadevaia

Dottori Commercialisti e Revisori dei Conti
Fondatori dello Studio Iadevaia

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