Quali sono le tasse da pagare sulla casa di proprietà?

Salvatore Iadevaia

18 novembre 2020

Quando un soggetto è titolare di un bene immobile, ogni anno deve versare delle imposte, tranne per l’abitazione principale “la prima casa” per la quale la legge prevede alcune agevolazioni in favore degli stessi possessori.

Aprendo una piccola parentesi c’è da dire che il 70% degli italiani vive in una casa di proprietà, ragion per cui lo Stato italiano, utilizza le abitazioni come mezzo per incassare la maggior parte delle proprie entrate.

Vediamo nel dettaglio quali sono gli obblighi dei versamenti:

  • Imu, (Imposta municipale unica) sugli immobili, è un’imposta da versare tutti gli anni, essa grava solo su colui che in base ai registri immobiliari, risulta essere il titolare del bene e non su l’affittuario o su chi ha la casa in comodato d’uso.

I titolari dei diritti reali, in caso di usufrutto, uso, abitazione, superficie o enfiteusi, devono versare l’Imu dal momento dell’acquisto del diritto.

l’Imu è equiparata ai mesi di possesso dell’immobile, quindi si considera per intero il mese durante il quale il possesso si è protratto per più della metà dei giorni di cui il mese è composto.

Ma quanto si paga di Imu?

Ogni Comune stabilisce l’aliquota da applicare alla base imponibile. La base imponibile va calcolata moltiplicando la rendita risultante in catasto al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutata del 5% per uno dei coefficienti moltiplicatori, che differiscono a seconda della categoria catastale di appartenenza.

Se l’imu è sempre dovuta per la seconda casa, la legge per l’abitazione principale prevede l’esenzione, esclusivamente quando l’immobile beneficiato risulti essere:

  1. luogo di residenza del proprietario e di tutta la sua famiglia;
  2. luogo di dimora abituale del proprietario e di tutta la sua famiglia.
  • Tari, (Tassa sui rifiuti solidi urbani) non prevede alcuna esenzione e va versata ogni anno, anche sull’abitazione principale, e grava sull’affittuario dell’immobile.

La Tari è corrisposta in base alla tariffa commisurata ad anno solare coincidente con un’autonoma obbligazione tributaria. La tariffa fa riferimento alla superficie dei locali e delle aree oggetto della tassa ed è equiparata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte.

La tariffa presenta una parte fissa che riguarda il costo del servizio erogato, e una parte variabile, in rapporto alla quantità di rifiuti conferiti. Si differenzia per fasce di utenza domestica e non domestica, e la quota fissa è sempre dovuta.

Quella variabile non è dovuta se il contribuente dimostra di non produrre rifiuti da smaltire in quanto riciclati o venduti a terzi, o di produrre rifiuti speciali non assimilati o non assimilabili agli urbani.

  • IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) o cedolare secca.

Un locatore che dà la casa in affitto deve pagare le tasse sui canoni di locazione percepiti, in questo caso il locatore può decidere di tassare i proventi in base al proprio scaglione Irpef, o applicare la cedolare secca.

La cedolare secca è un’imposta fissa che si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti.

Per i contratti di locazione a canone concordato, relativi ad abitazioni ubicate nei comuni con carenze di disponibilità abitative o ad alta tensione abitativa, è prevista un’aliquota ridotta al 10%.

Fonti: La legge per tutti, Mutui Online, Leggi Oggi.

Salvatore e Carlo Iadevaia

Salvatore e Carlo Iadevaia

Dottori Commercialisti e Revisori dei Conti
Fondatori dello Studio Iadevaia

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